Comunicare oltre la superficie - il Progetto Diversability

Strategie per alimentare la relazione e aumentare comprensione e competenze nella disabilità

pexels mododeolhar 1964072Quando si interagisce con persone con disabiltà, patologie degenerative, ritardi o comunque situazioni che comportano delle differenze importanti dal punto di vista relazionale, didattico, di funzionamento, ci sono tanti elementi in gioco, oltre quelle che si possono imparare al corso istruttori o che si sono potute sperimentare con l’esperienza personale.
Questo articolo nasce per suscitare riflessioni e offrire nuovi punti di vista per arricchire le relazioni, incontrare le esigenze individuali, imparare ad osservare, a guardare, ma soprattutto a vedere oltre il visibile.

Le caratteristiche personali e l'esperienza influenzano notevolmente l'approccio all'insegnamento subacqueo. per formazione ed esperienza, Un professionista sanitario, per esempio, potrà essere facilitato a guidare un corsista rispetto a un impiegato, poiché presterà attenzione ai dettagli come l'infilarsi dei calzari o il bilanciamento del peso.
Ma gli istruttori delle attività ricreative difficilmente operano in un campo affine, e se anche le informazioni fornite durante i corsi istruttori o i percorsi per diventare assistenti sono decisamente utili, basta un po' di esperienza sul campo per comprendere quanto ogni utente richieda attenzioni particolari non sempre prevedibili in formazione.

Anche la predisposizione individuale e i percorsi fisiologici possono influenzare la realtà di ognuno o la sua percezione, per questo due persone con la stessa diagnosi possono vivere esperienze molto diverse. Inoltre la varietà di comportamenti, tempi di apprendimento e modalità di reazione sottolinea l'importanza di non generalizzare. È cruciale riconoscere che ogni percorso è unico e può richiedere strategie didattiche altrettanto particolari.

L’altra difficoltà è rappresentata dal fattore tempo: i partecipanti sono coinvolti per un numero limitato di ore, e spesso fra un incontro e l'altro passa del tempo. Da una volta all’altra difficilmente hanno la possibilità di esercitarsi in autonomia. Tutto ciò che sperimentano è limitato alle attività svolte in piscina, perché i care giver difficilmente riescono a farli allenare, o sarebbero in grado di farlo.
Inoltre, il fattore tempo può influenzare negativamente il progresso, soprattutto in presenza di disabilità, perché i miglioramenti potrebbero essere più lenti o difficili da mantenere e con il passare dei mesi la salute potrebbe peggiorare.

Il mio approccio personale al progetto Diversability integra due metodologie complementari: la Pedagogia Clinica® ANPEC e la Psicomotricità Funzionale ASPIF.
Il primo approccio, quello proprio della Pedagogia clinica, è un approccio che tiene conto dei bisogni della persona considerando la condizione in cui si trova, l’ambiente di riferimento in cui vive e gli obiettivi che si desiderano raggiungere.
L’approccio psicomotorio funzionale è invece più attento agli aspetti neurologici e psicomotori che permettono di valutare le competenze disponibili e le potenzialità oggettive. Attraverso la riorganizzazione e la valorizzazione delle abilità individuali la psicomotricità funzionale lavora per individuare le strategie migliori al fine di raggiungere gli obiettivi desiderati.
Questa combinazione mira a rendere l'esperienza subacquea accessibile e arricchente, superando barriere fisiche o cognitive e mirando a motivare la persona al raggiungimento dei risultati, al miglioramento personale, all'acquisizione di nuove competenze perseguendo lo scopo di alimentare l’efficacia dei movimenti, ottenendo maggiori gratificazioni, sensazioni piacevoli e contestualmente maggiore voglia di fare.
Il nostro obiettivo principale è promuovere il benessere individuale oltre che il raggiungimento di prestazioni specifiche. Crediamo che ogni persona possa crescere e migliorare in base alle proprie potenzialità, abilità e disponibilità.

È essenziale focalizzarsi sul miglioramento continuo e sul perfezionamento delle abilità, ricordando che il processo di crescita è continuo. 
Ogni esperienza, indipendentemente dalle limitazioni fisiche o cognitive, dovrebbe portare a un cambiamento positivo, anche se minimo. Immergersi è sì uno sport, ma soprattutto rappresenta un'opportunità di benessere e libertà, accessibile a tutti.
Accogliere la richiesta del momento con flessibilità significa adeguare l'approccio per soddisfare desideri ed esigenze personali. Non tutti aspirano a immergersi; alcuni potrebbero preferire semplicemente galleggiare o esplorare l'acqua in superficie. È fondamentale riconoscere che i nostri progetti potrebbero non corrispondere ai desideri dell'individuo e che ciò che è apprezzato da alcuni potrebbe non esserlo per altri.
Il percorso per migliorare la comunicazione e l'insegnamento della subacquea a persone con disabilità richiede una profonda sensibilità, capacità di ascolto e una costante ricerca di soluzioni personalizzate. Attraverso l'empatia, la creatività e un impegno verso il benessere individuale, possiamo rendere ogni immersione un'esperienza indimenticabile e arricchente.

Questo approccio trascende la semplice trasmissione di tecniche subacquee. Si tratta di aprire canali di osservazione e di comunicazione più profondi, che permettano una connessione autentica e significativa tra istruttori e allievi.
Un elastico per tenere in posizione l'erogatore, una cuffia che calzi in modo diverso, maschere di diversa forma e dimensione, piccoli galleggianti per sollevare le caviglie sono solo alcuni esempi di come qualche accorgimento possa influenzare la fruizione dell'esperienza.
Parallelamente, è possibile lavorare sulle competenze individuali, a partire dal respiro per andare a coinvolgere la muscolatura, la resistenza, la serenità legata alla fiducia nelle proprie capacità, il controllo dei movimenti e del comportamento.
Riuscire a lavorare in modo mirato su questi aspetti, anche se solo per pochi minuti a settimana, può essere utile a modificare innanzitutto l'atteggiamento della persona, in secondo luogo le sue competenze, per migliorare l'esperienza e, non meno importante, aumentare la sicurezza.
In condizioni più precarie rispetto a quelle che si verificano con la normodotazione, potrebbe bastare un colpo di tosse, uno starnuto o qualsiasi elemento improvviso a portare squilibrio nella stabilità temporanea che si riesce a creare.
Quello che manca sotto il profilo motorio potrebbe essere compensato dalle abilità cognitive, e un po' di sangue freddo e la conoscenza di qualche base teorica possono permettere una buona collaborazione e garantire con ragionevole sicurezza la capacità di gestire la situazione per una decina di secondi, il che concede agli accompagnatori il tempo di accorgersi che in acqua qualcosa non va e intervenire.

La comunicazione offre diversi canali di trasmissione e ricezione: la relazione con i partecipanti al progetto può avvalersi di modalità diverse da quelle normalmente utilizzate e arricchirsi di nuovi significati.
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otremmo ad esempio trovarci in presenza di sufficienti competenze dal punto di vista motorio, ma accompagnate da gravi criticità sotto il profilo cognitivo. Potrebbero allora esserci bassi livelli di attenzione, scarsa collaborazione e poca conoscenza della situazione in cui ci si trova.
Lavorare sull'orientamento e sulla definizione delle basi teoriche può contribuire a rassicurare l'utente e a verificare l'esistenza dei prerequisiti utili ad andare sottacqua in ragionevole sicurezza.

Il nostro impegno punta a rendere accessibile il mondo sommerso a persone che devono fare i conti ogni giorno con le proprie limitazioni, e la soddisfazione e la motivazione dei partecipanti vanno poste al di sopra della ricerca di risultati fini a se stessi. In quest'ottica, l'accompagnamento alla subacquea si trasforma in un viaggio condiviso di scoperta, sfida e, soprattutto, cambiamento e continuo adattamento.
A volte una sfida potrebbe risultare troppo impegnativa, ma va bene così: non si tratta di un fallimento ma comunque di un'esperienza fatta, di una frustrazione incontrata e gestita, di conoscenze acquisite significative e gratificanti.
Le nostre aspettative possono essere molto più alte di quelle della persona che abbiamo di fronte, possiamo mettere tranquillamente da parte un po' del nostro ego e andare sempre più incontro alle esigenze dell’altro.

Ogni persona porta con sé un mondo interiore ricco di speranze, paure e sogni. Nel contesto della subacquea per persone con disabilità, riconoscere e rispettare questo mondo diventa cruciale. Ciò significa spesso mettere da parte il nostro ego per adattarci non solo alle capacità fisiche ma anche alle esigenze emotive dei nostri allievi. Esempio calzante è la storia di chi, per limitazioni fisiche, ha dovuto rinunciare a sport come lo sci, ma trova nella subacquea un nuovo campo di espressione.
La progressione, in una corretta evoluzione potrà allora trasformarsi in un accompagnamento sotto la superficie dell'acqua, nonostante il decorso sfavorevole della malattia. Si potranno mettere in atto procedure diverse, alternative, anche poco ortodosse, prese a prestito da altre attività o inventate di sana pianta, cercando di fare in modo di aiutare il più possibile la persona ad esempio a continuare a vivere l’esperienza cognitiva dell’immersione, limitando al massimo il carico fisico: le abilità residue e l'orientamento al futuro costituiscono i nostri punti di forza. Avere un buon controllo respiratorio, un buon equilibrio, un buon assetto, potrà permettere di continuare a godere di certe situazioni anche quando alcuni aspetti inizieranno ad essere compromessi. Nel tempo potrebbero peggiorare ad esempio la respirazione, la forza, la coordinazione, la vista, la capacità di correggersi e di correggere, la funzionalità respiratoria.
Si potranno allora individuare altre modalità, o forse semplicemente non ci sarà più la voglia di immergersi come prima e ci si potrà reinventare per riuscire a incontrare le competenze e le potenzialità della persona e le sue abilità, per continuare ad offrire un’esperienza ludica, gratificante, aggregante e piacevole.
L'adattabilità si rivela essere la chiave per un'esperienza gratificante: con il tempo, le condizioni di ogni individuo possono mutare, richiedendo un approccio differente verso l'attività subacquea e un costante adattamento. Per ritardare per quanto possibile il momento in cui si dovrà rinunciare alla passione, la si potrà riscoprire in modi nuovi e personalizzati, che consentano di continuare l'attività grazie ad accorgimenti che si accompagnino al decorso della situazione personale.

Questa premessa è stata un po’ lunga ma necessaria, perché ora alcune indicazioni per la parte operativa potranno diventare quasi una naturale prosecuzione di tutto quello che è stato detto.
Soffermiamoci ad esplorare le motivazioni che spingono i partecipanti verso la subacquea: si tratta di un'attività intensa, ricca di implicazioni complesse. Freddo, fatica, ambiente non congegnale, invasività dell'acqua sono alcuni degli elementi da affrontare.
Può capitare che la spinta genitoriale sia molto importante, e l'amore e le migliori intenzioni siano il motore di una scelta che cerchi di soddisfare il desiderio di vedere i propri figli superare i limiti imposti dalla loro condizione. Tanti partecipanti sono portati a mettersi alla prova continuamente, a cercare di partecipare e di ottenere successi per dimostrare a se stessi, ma soprattutto agli altri, che sono in grado di continuare a fare quello che facevano prima di un incidente, ad esempio, oppure nonostante la situazione di diversità in cui si trovano. Tuttavia, è fondamentale che queste spinte esterne trovino riscontro nel desiderio interno dell'individuo di impegnarsi e sperimentare.
Ci sono anche i ragazzi che vogliono partecipare per sé, perché è una bella esperienza, perché sono gratificati dal raggiungono buoni risultati, ma vanno tenuti sotto controllo perché sono talmente abili da sembrare attenti e presenti alla situazione. Il confine tra successo e rischio è molto sottile, e non troveremo scritto un avviso di possibile pericolo in un referto medico, in una lastra o in un percorso fatto un mese o un anno prima o addirittura cinque anni prima, in un altro sport o addirittura in quello stesso. Facendo anche la più grande attenzione, semplicemente potrebbe capitare da un momento all’altro che qualcosa nel cervello si inneschi in un modo diverso dal solito.

Non esiste un unico modo per imparare o insegnare, e così come i gamberi si fermano e talvolta retrocedono per trovare un terreno solido, anche istruttori e assistenti possono essere pronti a fare un passo indietro, riconsiderare i prerequisiti necessari e adattando il proprio approccio in base alle esigenze individuali.
Molti dei problemi incontrati ad esempio, sia da normodotati che da persone con disabilità, sono legati alla respirazione. Approfondire la comprensione delle sensazioni associate e dei cambiamenti che avvengono durante l'immersione diventa quindi un punto cruciale dell'apprendimento. È qui che l'ascolto attivo e l'empatia entrano in gioco, permettendoci di fornire un'esperienza che non solo sia sicura ma anche arricchente, divertente e motivante.
Tendiamo a dare molte cose per scontate, ma con la disabilità è necessaria una maggiore attenzione anche quando qualcosa ci sembra logico. Normalmente si comprende come tutto ciò che si fa e che si usa nella pratica subacquea abbia un senso. Ad esempio, la maschera permette di vedere nitidamente in acqua, e questo rappresenta normalmente un vantaggio immediatamente visibile.
Ma la maschera può essere associata a sensazioni sanitarie sgradevoli, e il vantaggio di usarla può non essere immediatamente comprensibile.

Allora forse possiamo cominciare a lavorare sull’andare in acqua senza maschera, con tutto quello che ne consegue, per lavorare poi su una situazione differente in cui il vantaggio sia percepito e a questo punto ricercato.
Consideriamo invece una persona che presenti una mobilità limitata degli arti inferiori. Potrò verificare la persistenza del senso di equilibrio, fuori dall’acqua e poi rispetto alla sua percezione di equilibrio e di assetto dentro l’acqua.
Ognuno di noi ha una sua verticalità, un baricentro, un punto egoico che determinano il centro della nostra fisicità: quando subiamo delle menomazioni o delle alterazioni questi parametri cambiano. Non fisicamente, perché i pesi più o meno sono sempre quelli, ma a livello di percezione si sposta il nostro centro di equilibrio. E' allora utile fare una verifica di come la persona percepisce il proprio corpo, dei suoi equilibri e di come li gestisce, o al contrario di come dobbiamo attivarci per compensarli e poterla farla sentire a suo agio. 
Molti ragazzi con disabilità hanno ad esempio spesso problemi legati a denti e malocclusioni. A volte è difficile mantenere una buona igiene dentale, a volte le patologie comportano una alterazione della conformazione dei denti e a un morso fastidioso da gestire con l’erogatore. Carie, protesi o comunque configurazioni alterate possono dare fastidio nella respirazione oppure non permettere una buona chiusura della bocca. Anche in questo caso si dovrà cercare la soluzione più adatta alla persona.
Non ci sono protocolli né schemi da seguire: ogni persona racconta la sua storia.

Giunti a questo punto magari qualcuno penserà che dopo tutte queste parole non si è arrivati però a una conclusione per come comportarci con i disabili motori, un’altra per le disabilità cognitive, un’altra per le patologie degenerative... e in effetti è proprio così.
Si possono dare indicazioni di massima, così come quelle che sono state fornite nel corso, ma poi quando ci si trova di fronte alla persona, difficilmente si riesce a ritrovare la teoria che si era imparata nel vissuto che si è chiamati ad affrontare.

Una maggiore consapevolezza però ora permetterà di osservare con occhi diversi i partecipanti, e il grande vantaggio consiste nella loro disponibilità a farsi aiutare: possono essere loro a comunicarci ciò che gli piace o con cui sono a loro agio, per scoprire cosa li fa stare bene, quali sfide vogliono superare e quali invece sono ancora troppo spaventose o impegnative e richiedono ancora un po' di tempo per essere affrontate.
L'attenzione può andare a quello che viene trasmesso con l’atteggiamento, i gesti, la disponibilità a partecipare ad alcune attività e la ritrosia invece a lanciarsi in altre esperienze.
Sarà anche la sensibilità individuale a fare in modo che questo dialogo porti frutto, perché le esperienze siano sempre portatrici di nuovi stimoli, alimenti il senso di autoefficacia e porti equilibrio e benessere.

Con gli strumenti giusti è possibile superare ogni ostacolo