Linguaggio

Disortografia

Il termine “disortografico” sembrerebbe indicare un soggetto che non risponde alle regole ortografiche.

Ma l’ortografia rappresenta solo un aspetto del disagio. La grammatica si compone infatti di ortoepia (insieme di regole che determinano la corretta pronuncia delle parole), ortografia (insieme di norme che determinano la scrittura corretta dei simboli alfabetici, ma anche di segni grafici indipendenti da un intento scrittorio: cioè il disegno), morfologia (insieme di norme che determinano la struttura interna delle parole) e sintassi (insieme di regole per la combinazione degli elementi lessicali e significativi, e quindi di formazione delle frasi).

Il soggetto normalmente definito solo disortografico in realtà ha anche difficoltà nella pronuncia delle parole, nell’attuazione della loro struttura morfologica e nell’applicazione delle regole sintattiche.

Si dovrebbe allora parlare di disgrammatico, ma nella lingua parlata tali soggetti difficilmente riportano gli stessi errori che compiono nella scrittura, ed è proprio la scrittura che si deve prendere in considerazione. L’abilità ortografica implica la conoscenza del linguaggio parlato, l’acquisizione dell’immagine dei suoni, un buon equilibrio psico-affettivo-relazionale e la normalità delle abilità intellettive, mnemoniche, psicomotorie, ritmiche e spazio-temporali.

Gli errori che più di frequente compaiono nei soggetti con difficoltà nella codifica scrittoria sono: raddoppiamenti di lettere, uso scorretto dell’apostrofo e degli accenti, mancata distinzione tra digrammi, lettere simili per suono e maiuscole o minuscole, omissione di lettere (h compresa), aggiunte, trasposizioni, sostituzione di vocali e/o di consonanti, l’utilizzo inopportuno della punteggiatura e della divisione sillabica a fin di riga.

Un adeguato intervento pedagogico clinico può colmare le lacune e rimediare alla situazione di disagio, consentendo in tempi brevi di riprendere una normale attività scolastica e di apprendimento.

Espressività

L’evoluzione dell’espressività verbale attraversa diverse fasi. Nonostante ogni cammino di crescita rappresenti un caso a sé stante, è possibile definire un percorso di sviluppo indicativo, da tenere presente nell’eventuale osservazione di disagi in tale ambito. 3-4 mesi Il bambino emette suoni gutturali (ngu, nga) 7-8 mesi La comunicazione presenta lallazione monosillabica (ba, pa) 9-14 mesi Utilizzo dello stesso punto di fonazione nel raddoppiamento, dapprima non intenzionale (papa, mama) e in seguito intenzionale (papà, mamma), fino a usare diverse impostazioni fonetiche. 15-16 mesi Scoperta della parola-frase. 3 anni Linguaggio pressoché completo. L’eventuale insorgenza di balbuzie in questo periodo e’ da ritenersi fisiologica e temporanea. 5 anni Termina il processo di impostazione della “r” 6 anni Termina il processo di impostazione della “s”. Nel caso in cui la pronuncia di una o più consonanti risulti assente, si potrà parlare di difficoltà imputabili a deltacismo (D), gammacismo (C,Q,G,K), lambdacismo (L), rinolalia (M,N), rotacismo (R), sigmatismo (S), tetacismo (T) e/o zetacismo (Z). Il disagio manifesto nella produzione verbale spesso si traduce in difficoltà di matrice differente e con dissimili caratteristiche morfologiche:

Afasia/Disfasia

Causate da noxae lesive cerebrali, congenite o acquisite. Il soggetto e’ in grado di udire alla perfezione suoni, fonemi e parole, ma non riesce ad attribuirgli alcun significato. In alcune situazioni la mancata capacità di articolare i suoni necessari alla comunicazione può comportare situazioni afasiche di origine psicosomatica.

Disartria

La compromissione delle strutture nervose comprese tra l’area deputata alle attività motorie della corteccia cerebrale e il nucleo di origine del nervo periferico provoca mancanza di coordinazione muscolare e, di conseguenza, difficoltà di articolazione degli organi fonatori. Può essere causata, ad esempio, da traumi ostetrici, asfissia fetale o neonatale, incompatibilità ematica materno-fetale, meningoencefaliti.

Dislalia

Insieme di disturbi del linguaggio dipendenti da alterazione dei fenomeni nervosi elementari di senso e di moto, che hanno sede nei gruppi cellulari del centro grigio spinale e nelle relative diramazioni nervose, sensitive e motorie. Per questo e’ possibile distinguere tra dislalie sensoriali e dislalie motorie.

Balbuzie

Difficoltà nel ritmo fonoarticolatorio possono provocare arresti intermittenti, ripetizioni o prolungamenti forzati di fonemi, sillabe o parole. A seconda che si tratta di difficoltà presenti ad inizio di parola o nel mezzo di essa, la balbuzie si può definire tonica o clonica. Le forme miste prevedono la comparsa di entrambe le manifestazioni.

Disfonia

Indica tutti i disturbi della voce nella pronuncia delle parole, a livello quantitativo e a livello qualitativo. Si tratta di un disturbo meno invalidante rispetto ai precedenti, e per questo e’ meno conosciuto ed indagato. I soggetti che presentano disfonia possono però avvertire pesantemente il disagio, soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione delle proprie abilità relazionali.

Respirazione orale

Generalmente si tratta di uno stato causato da patologie specifiche: riniti, eventi traumatici, adenoidi ipertrofiche o tonsille palatine. Un intervento educativo finalizzato consente il più delle volte il ripristino di una corretta respirazione naso-bocca.

Un apparato fonoarticolatorio integro, che consenta cioè di percepire, rappresentare, programmare e rispondere, non è sufficiente a garantire la piena padronanza del linguaggio. Il Pedagogista Clinico può intervenire a supportare le competenze cognitive, simboliche, sociali e relazionali utili a un armonioso sviluppo verbale e a un’apprezzabile disponibilità comunicativa, oltre che ripristinare una situazione emozionale favorevole.

Con gli strumenti giusti è possibile superare ogni ostacolo